chi sono

Come e perchè ci si appassioni ad una disciplina come quella della costruzione dei telescopi è cosa misteriosa.
Penso che tutte le passioni che sviluppiamo abbiano origini lontane, risalenti al tempo della nostra fanciullezza. Nel mio caso l'ho trascorsa in un paese di pescatori e ortolani, tutti alle prese con le loro attività creative – costruire una barca, riparare una rete, scavare un pozzo per l'acqua, creare barriere contro il vento per consentire ai germogli primaverili di dare frutto. Il tutto avveniva per la strada cosicchè martelli, badili, pialle, coltellacci affilati, seghe, tenaglie e quant'altro erano per me oggetti familiari e a modo mio mi rendevo utile.
Vorrei ricordare di più di quella stagione spensierata, dei giochi serali protratti fino a tardi, delle piacevoli sensazioni odorose di quando, rincasando, traversavo giardini e orti e alzando gli occhi al cielo vedevo la Via Lattea .... e quante stelle. A casa lo chiamavano "il Creato" a scuola mi spiegavano che era l' Universo. Ma cosa c'era lassù, quanto erano lontani quei punti lucenti? Che cosa abbiamo a che fare noi con loro e loro con noi?

Quelle domande e innocenti curiosità si sono ripresentate da adulto.
Per volere andare oltre ho costruito il mio primo specchio e ho puntato il telescopio su quei mondi lontani potendo vedere cose meravigliose che non conoscevo: crateri lunari, anelli di Saturno, stelle di vari colori, galassie, ammassi stellari. Una cosa tira l'altra e di specchi ne ho costruiti parecchi scoprendo una mia particolare attitudine al farlo.

Queste prime esperienze mi hanno convinto che il molto tempo necessario per la loro costruzione deve però condurre ad ottenere immagini di qualità eccellente. L'eccellenza è la conseguenza di una serie di ingredienti: materiali adeguati, tecnica e perseveranza. In compenso il lavoro è accompagnato dall'ascolto di buona musica e dalla possibilità di riflettere un po' su tutto. Perciò, oltre la loro bontà, questi specchi possiedono, secondo me, anche un'anima che gli perviene dalle mie mani; per farli bisogna essere in sintonia perfetta con il lavoro che si sta facendo, si capisce così se procede bene o se ci sono cose che vanno corrette.

E' una grande fatica costruire uno
specchio parabolico.
All'inizio hai per le mani un disco di vetro, lo osservi per capire da dove iniziare. Poi cominci a sbozzarlo con gli abrasivi più grossi (hai in mente un progetto e vuoi che sia di una certa lunghezza focale) continui poi con gli abrasivi sempre più sottili, attento a non commettere errori; te ne accorgi sempre alla fine che qualcosa è andato storto e devi ricominciare da capo.

Infine lo lucidi e lo parabolizzi. Quanti giorni di lavoro! Fai una conta delle vesciche sulle mani, cerchi di raddrizzare la schiena, le articolazioni delle mani indolenzite. Questo è l'ultimo che faccio (dico sempre così). Poi mi giro a guardarlo ed è bello in se. Allora lo misuro, lo controllo, cerco di valutarne la qualità (non ci sono strisci, è ben lucidato, non presenta mamellonages, faccio i conti nel bollettino di controllo ) .
E' proprio un buon specchio.

Non mi accorgo che sono ancora provato e già penso a quando lo farò alluminare e come si vedrà nel telescopio che lo ospiterà. Un'idea me la sono già fatta e spero che chi lo avrà lo faccia controllare
interferometricamente. E' una grande soddisfazione saperlo corretto a 1/45 lambda RMS, e che la curva MTF coincide con quella teorica. Sono stanco ma ho il cuore contento come mio padre e i miei nonni quando ero bambino e costruivano barche o piantavano ortaggi.
Non mi sono presentato, il mio nome è Alessandro Dario Vianello.
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